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Comunicaria - Liberi di comunicare è un'associazione
culturale, senza scopi di lucro, nata nel dicembre 2002.
L'obiettivo principale è quello di contribuire alla diffusione della «cultura della comunicazione».
L'associazione, infatti, si occupa di comunicazione a 360 gradi: da quella verbale a quella non verbale, interpersonale, sociale, visiva fino ad arrivare anche alla comunicazione d'impresa, passando varie forme espressive, dall'arte al teatro, dal cinema fino al mondo dell'informazione. Attraverso il confronto e il dialogo l'associazione intende valorizzare le capacità che ogni singola persona possiede in termini di competenze, ma anche nella voglia di ideare progetti e realizzarli.
Il continuo scambio di idee, di progetti, e la realizzazione di iniziative come incontri con personaggi, mostre d'arte, corsi, sono alla base della costituzione dell'associazione.
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Presentazione del libro “L'infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini”
8/4/2010 Un saggio appassionato sull’opera e la poetica di Fellini. Questo è “L'infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini”, il libro di Oscar Iarussi, che sarà presentato giovedì 8 aprile 2010 alle ore 20.30 presso il Bar Vecchio Caffè (Piazza Vittorio Emanuele, 38) a Giovinazzo.
Un omaggio che Oscar Iarussi, giornalista, critico cinematografico e presidente dell’Apulia Film Commission, ha voluto fare a novant’anni dalla nascita di Fellini, e a cinquanta dall’uscita del suo film più famoso, La Dolce Vita. Un saggio approfondito che rivisita in chiave inedita la filmografia felliniana, attraverso l'analisi dettagliata di alcune sequenze cinematografiche esemplari.
L’incontro, indetto dal Presìdio del libro di Giovinazzo, è organizzato dalle associazioni culturali «Comunicaria - Liberi di comunicare», «Fidapa» e «Associazione culturale “Don Saverio Bavaro” Biblioteca dei ragazzi “Antonio Daconto” onlus», con il patrocinio del Comune di Giovinazzo.
Interverranno oltre all’autore, anche il regista Pippo Mezzapesa e la giornalista Antonella Gaeta. A moderare l’incontro sarà il giornalista Michele Marolla.
Il Libro
L'infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo)
Fellini anticipa la nostra condizione postmoderna, senza tuttavia compiacersi della "debolezza" di pensiero che molti le attribuiscono e coltivano. E lo fa d'istinto, di cuore, grazie al suo onnivoro desiderio di conoscere, palpare, smontare il giocattolo della vita, toccare con mano un oggetto, una forma, un’idea e lasciarli cadere, così, per vedere l'effetto che fa. Per prendere le distanze tra il sopra e il sotto, scoprire la vertiginosa bellezza dell’ignoto nel noto. Le sue visioni non scaturiscono dal reale o dal presente, tanto meno dal "visibile", ma dalla memoria, dalla fantasia, e dall’"invisibile", che si stagliano all’improvviso nella notte. Dal buio, la luce. Come le apparizioni del piccolo pifferaio salvifico in 8 ½ o del favoloso Rex in Amarcord. L’autore riminese vincitore di cinque premi Oscar, pur coltissimo, non è un intellettuale. È qualcosa di più: un principe degli affetti, bravissimo a percepire prima che a razionalizzare, a concretare in pellicola i sogni e gli incubi che ne cullano e tormentano il genio. Federico Fellini scommette sul sorriso del bambino: è il personale rimedio contro la malinconia del vivere ed è un antidoto ai tragici passaggi del ‘900 (il fascismo, la guerra, il malessere celato nella stagione del boom).
A cinquant’anni dallo shock epocale di La dolce vita, il suo cinema continua ad annoverare tantissimi ammiratori, eppure è privo di eredi, giacché inimitabile e irripetibile. Piuttosto, è un cinema in cerca di fratelli che trova o ritrova sotto il segno gioioso, ma anche amaro, di un’infanzia “eterna”.
È questo il taglio saggistico adottato per rivisitare la filmografia felliniana in un orizzonte culturale più largo dello schermo e nell’analisi dettagliata di alcune sequenze esemplari. Fellini è qui sottratto all’equivoco del maestro fastoso, enfatico, "barocco", e viene in luce per la sobrietà poetica, la stilizzazione simbolica del mondo, le ardite decostruzioni narrative e linguistiche.
Il libro, prendendo le mosse dal ricordo autobiografico di un "magico" incontro con Fellini, non nasconde il debito d’amore verso il regista che, come pochi altri, è un sinonimo di Cinema.
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